Stefano Boni: TORNARE IN SE’. Pandemia, per una ripresa della coscienza sociale e della resistenza attiva. Pagine 176.

13.00

Descrizione

Chi sono gli attivisti no Green Pass? Cosa li accomuna e li caratterizza? Questo testo esplora attraverso le voci degli stessi attivisti uno dei più importanti e significativi movimenti sociali emersi negli ultimi decenni. Se il racconto delle mobilitazioni nei media ufficiali ha insistito su etichette semplicistiche (i no-vax) e sulla assurdità del loro pensiero (negazionisti e complottisti), questo testo permette a chi si è esposto contro il lasciapassare verde di raccontare le proprie motivazioni e le attività portate avanti in questi ultimi tre anni. I racconti di chi si è messo di traverso all’annuncio del Green Pass, organizzando atti di resistenza in gruppi locali senza diventare un personaggio famoso, permette di avvicinarsi al movimento apprezzandone l’umanità e le ragioni, senza i clamori denigratori e le polemiche strumentali.
La faccia pubblica del movimento è la dimensione visibile di una profonda e consolidata frattura tra l’agenda promossa dai poteri egemonici e l’irriducibile desiderio di auto-determinazione nel pensiero e nell’azione di chi sente di essersi “risvegliato”. Per quelli che temono una deriva transumana, la divergenza sull’opportunità di vaccinarsi per il Covid è solo un’espressione di una più complessiva e marcata distanza culturale che riguarda le fonti di informazione (rifiuto dei media egemonici), le pratiche terapeutiche (naturali piuttosto che sintetiche), la concezione della politica (orizzontale), l’importanza della dimensione spirituale come bussola dell’attivismo. Restituire dignità e credibilità a queste istanze permette non solo di riconoscerne il potenziale conflittuale, ma anche di intravedere le alternative esistenziali emancipatorie che gli attivisti hanno già cominciato a sperimentare.

 

Autore

Boni Stefano

Stefano Boni è nato a Roma nel 1970 e risiede ormai da decenni nella campagna senese dove coniuga il lavoro intellettuale con piccole attività di auto-produzione. Si è formato sul campo come antropologo in Ghana e più recentemente in Venezuela. Insegna da vent’anni all’università di Modena; fin dall’inizio della docenza accademica ha cercato di fare il possibile affinché le sue riflessioni potessero avere un’utilità per promuovere uguaglianza e libertà, muovendosi tra scienze umane e divulgazione. In questi ultimi decenni, accanto a scritti più accademici e tecnici, ha cercato di innescare riflessioni collettive con un taglio libertario. I suoi scritti si sono concentrati sui movimenti sociali (Vivere senza padroni: Antropologia della sovversione quotidiana, 2006), sui pericoli e sulle conseguenze della ipertecnologia (Homo comfort. Il superamento tecnologico della fatica e le sue conseguenze, 2014), sul potere come prassi culturale socialmente incorporata (Culture e poteri: un approccio antropologico, 2011) e sullo Stato contemporaneo nelle sue diverse forme, anche quando si auto-proclama socialista (Il poder popular nel Venezuela socialista del secolo XXI: politici, mediatori, assemblee e cittadini, 2017). Ha una particolare passione per le assemblee e per le forme di organizzazione orizzontale (Orizzontale/ Verticale. Le figure del potere, 2021).